Via Appia ieri
Bonifacio VIII
Bonifacio VIII (Benedetto Caetani) era nativo di
Anagni nel 1235; dopo una rapida carriera divenne papa nel 1294, in
seguito all’abdicazione di Celestino V (“ condannato da Dante per il
gran rifiuto”, e per aver vissuto da ignavo “senza infamia e senza
lodo”). La cavalcata per il possesso della città si svolse lungo la
via Sacra sotto un forte temporale giudicato di pessimo auspicio dai
suoi avversari (Jacopone).
Il papa si
scagliò con tale violenza contro la famiglia nemica dei Colonna da
confiscarle i beni e da distruggere la campagna tuscolana fino alla
roccaforte di Palestrina.
Di carattere coraggioso e fiero, venne accusato di simonia da Dante, di superstizione e di comportamenti indecorosi. Ma c’era pure chi, come Arnaldo da Villanova, ne metteva in risalto l’intelligenza,il coraggio, la prudenza, la perizia nelle scienze e l’amore per le arti. Fu un mecenate: fondò l’Università romana, riordinò la Biblioteca Vaticana, arricchì di suppellettili provenienti dalle migliori manifatturerie europee le chiese.
Anche questo lusso veniva condannato da Dante anche nel Paradiso. Gli vennero innalzate statue (duomo di Firenze, Orvieto, Bologna, Anagni) per cui fu accusato di idolatria da fra Dolcino finché finì nel 1303 dopo l’offesa di Anagni che parve inverare la profezia “Intrabit ut vulpes, regnabit ut leo et morietur ut canis” , sepolto nel celebre monumento di Arnolfo del 1295.